la Formazione

Clessidra_generazionaleChi, a qualunque titolo, viene a contatto con il morire altrui si confronta con l'idea della propria morte. Il risultato di questo confronto, sia esso sul piano emotivo, della riflessione o della ricerca di significato, influenza il proprio atteggiamento nei confronti di chi muore. L'individuo che accompagna al morire, se non si è mai confrontato con le proprie paure difficilmente saprà accoglierle nel malato e restituire comprensione empatica in un percorso che non è la morte, ma il cammino della vita, individuale, unico ed irripetibile fino alla morte.

La vita di ognuno è segnata da attaccamenti e separazioni. Quale il significato per le persone coinvolte nella cura? Il malato si separa dalla propria vita, i familiari dal proprio caro, gli operatori dal malato. Il lutto e il cordoglio segnano, in modo diverso per ciascuno il cammino della cura e se trovano spazio di accoglienza ed elaborazione, si trasformano in occasione di crescita personale.
Non è ignorando la morte che si può comprendere la sua inevitabilità.

"Esiste una vita dopo la morte?" Questa domanda è legittima, ma se veramente vogliamo comprendere la realtà della fine della vita, il vero quesito da porsi è "Esiste una vita prima della morte?" Una vita che prenda realmente in considerazione l'essere umano fino alla morte e non lo consideri già un morente quando pensa di non poter più fare nulla per lui.

Tutte le cose hanno un inizio ed una fine: l'inizio si chiama nascita e la fine morte, l'intero processo si chiama vita. La morte non è il contrario della vita, ma ne è parte integrante. E' dunque attraverso l'osservazione della nostra vita, degli eventi ai quali ci confronta e delle nostre reazioni, che possiamo meglio capire la morte ed il morire. La nostra vita è il miglior libro da leggere, giorno dopo giorno, per comprenderne la profonda essenza.

Accompagnare una persona alla fine delle propria vita è prima di tutto un'esperienza personale che rimanda a se stessi, alla propria morte ed a quanto di più intimo è presente in Sè. Morire non è "qualcosa" che succede solo all'altro. Formarsi all'accompagnamento, confrontarsi con la morte ed il morire, è un percorso che ognuno deve fare prima di tutto con se stesso.

Prendere in considerazione la morte e non negarla permette di riconoscere la vita in sé stessi vivendola appieno fino all'ultimo istante. Formarsi alla comprensione della morte significa quindi formarsi alla comprensione della vita nella sua essenza più profonda.