Esiste una differenza tra legalmente e clinicamente morto?

 

Fonte:
http://www.lankelot.eu/index.php/2006/07/02/alcuni-problemi-di-fine-vita/
Silvia Boarino, gennaio 2005.   Potreste averlo già letto su Lankelot.com Pubblicato Sunday 2 July 2006 alle 19:26:59 in Scienze.

 

Alla fine degli anni ‘70 viene istituita negli Stati Uniti una speciale commissione di esperti, allargata anche a componenti di diversa nazionalità (si sa che gli Usa sono molto democratici), al fine di definire chiaramente la morte.
Il problema è di fatto posto dalla necessità di trovare organi in buone condizioni per i trapianti, che sono da poco diventati una terapia comune – parlo sempre degli anni ‘70 .
La commissione arriva a stabilire due criteri:
1. cessazione irreversibile delle funzioni circolatorie e respiratorie
2. cessazione irreversibile di tutte le funzioni cerebrali, il cosiddetto “encefalogramma piatto”, che ha permesso di dichiarare la morte cerebrale in pazienti in cui i principi tradizionali nascondevano le reali condizioni a causa del mantenimento artificiale della funzione cardiopolmonare.

La seconda definizione è stata accettata perché ha trovato credito presso la Chiesa: siccome per la religione le funzioni cerebrali sono provocate dall’anima, una volta che esse cessano si può affermare con certezza che l’anima non è più presente nel corpo. Se non c’è più l’anima la persona è morta.
Si dichiara la morte cerebrale quando non c’è più speranza di miglioramento, quando la diagnosi e la prognosi sono certe, in assenza di assistenza ventilatoria meccanica c’è arresto cardiorespiratorio ed infine l’encefalogramma è piatto.
Anche se è adottata come standard nella maggior parte dei Paesi occidentali ed è utilizzata nella pratica clinica genera spesso confusione nei familiari, che chiedono al medico:
“C’è differenza tra la morte cerebrale e la morte vera?”
“Perché se la persona è morta è sottoposta alle procedure meccaniche di ventilazione?”
“Se la persona è morta, allora perché occorre un permesso per staccarla dal respiratore?”

Abbiamo detto prima che la morte cerebrale e il coma vegetativo persistente sono due cose diverse.
Il PVS è una condizione permanente di incoscienza, non è un coma perché c’è la morte delle funzioni cerebrali superiori; di conseguenza un paziente in PVS ha ritmi di sonno regolari, movimenti riflessi casuali e non finalizzati, non può percepire gli stimoli ambientali e respira spontaneamente. Questo apre il problema della qualità della vita: il paziente non risponde, costa moltissimo al SSN (che appena può lo sbologna ai parenti che non sono in grado di assisterlo economicamente e fisicamente) però respira, quindi non è del tutto morto.
Nel PVS gli emisferi cerebrali sono danneggiati in modo irreversibile, mentre la parte corticomidollare è intatta (questo spiega come mai mantengono i riflessi della vita vegetativa); il problema è che non esiste un sintomo particolare o un test diagnostico conclusivo, può essere diagnosticato con grande precisione solo dopo un periodo di osservazione che va dagli 1 ai 12 mesi inseguito all’incidente o al danno che l’ha provocato, a seconda dell’età, della natura del danno, etc....la ripresa delle funzioni è maggiormente possibile se il coma dura al massimo un anno.

Per fare due numeri, i dati indicano che attualmente negli stati uniti ci sono 10.000/25.000 adulti e 4.000/10.000 bambini in PVS; in Italia non c’è un numero certo di persone in PVS perché non sono ospedalizzate e non esistono centri di cura appositi.

DIFFERENZE TRA LE PERSONE IN PVS E LE PERSONE IN MORTE CEREBRALE:

  • Legalmente vive
    Perdita delle sole funzioni cerebrali
    Stato di incoscienza permanente
    Alcuni sono stati tenuti in questa condizione anche per 40 anni
    Esistono rari casi di recupero
    Non sono in coma
    Respirano senza assistenza
    Hanno riflessi ma non movimenti superiori
    Non si sa come diagnosticarli
  • Legalmente morte
    Perdita di funzioni cerebrali e corticomidollari
    Stato di incoscienza permanente
    Mantenuti in questo stato fino a 3 mesi
    Non esiste possibilità di recupero
    Sono in coma irreversibile
    Necessitano di ventilazione assistita
    Non hanno riflessi
    Sono diagnosticati con precisione

In alcuni Paesi le persone possono scegliere la propria definizione di morte per motivi religiosi e spirituali, anche se il punto di riferimento resta la morte cerebrale completa, attraverso le cosiddette “direttive anticipate”.
Resta il fatto che comunque la morte non è una questione religiosa o filosofica, è una questione biologica, punto e basta! La società forse non dovrebbe munirsi di politiche precise, visto che la morte di una persona ha implicazioni sociali (per esempio la donazione degli organi, le questioni ereditarie e così via) per non incorrere nella possibilità di abusi.

Il concetto morale è il rispetto della persona: se è tale solo quando ha vita di relazione e ha capacità di trasmissione del pensiero, nel momento in cui esse vengono meno perde tutti i suoi diritti e la sua dignità?
L’assenza di norme costringe i medici a fare scelte individuali, senza copertura legale e con l’incertezza continua di aver preso o meno la decisione giusta.

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si veda anche LEGGE 29 DICEMBRE 1993 n. 578
Norme per l'accertamento e la certificazione di morte
(in Gazz. Uff. 8 gennaio 1994, n. 5)