Contenuto delle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento

[...] E' invece essenziale eliminare ogni equivoco e ribadire che il diritto, che si vuol riconoscere al paziente, di orientare i trattamenti a cui potrebbe essere sottoposto quando divenuto incapace di intendere e di volere, non è un diritto all'eutanasia, né un diritto soggettivo a morire che il paziente possa far valere nel rapporto col medico, ma esclusivamente il diritto di richiedere ai medici la sospensione o la non attivazione di pratiche terapeutiche anche nei casi più estremi di sostegno vitale, pratiche che il paziente avrebbe il pieno diritto morale e giuridico di rifiutare, se cosciente. Si pensi a pratiche non adeguatamente convalidate, comportanti gravi rischi, onerose, non proporzionate alla situazione clinica concreta del paziente, di carattere estremamente invasivo o fortemente gravose per la serenità del trapasso. [...]

 Le Dichiarazioni Anticipate di Trattamento (DAT) si inseriscono in un contesto di cultura che ha già efficacemente operato per l'introduzione del modello del consenso informato nella relazione medico-paziente, per cui la loro rilevanza è quella di permettere al paziente cosciente di esprimere un consenso o un dissenso valido nei confronti delle indicazioni di trattamento che gli vengano prospettate.

Il principio generale al quale il contenuto delle DAT si ispira può quindi essere così formulato: ogni persona ha il diritto di esprimere i propri desideri anche in modo anticipato in relazione a tutti i trattamenti terapeutici e a tutti gli interventi medici circa i quali può lecitamente esprimere la propria volontà attuale.

Da questa definizione appare subito evidente (ma è importante sottolinearlo) che questo principio esclude che tra le DAT possano annoverarsi quelle che siano in contraddizione col diritto positivo, con le norme di buona pratica clinica, con la deontologia medica o che pretendano di imporre attivamente al medico pratiche per lui in scienza e coscienza inaccettabili.

Per quanto concerne l'ordinamento giuridico italiano, è da ricordare la presenza di norme costituzionali, civili e penali che inducono al riconoscimento del principio della indisponibilità della vita umana. Di conseguenza, attraverso le DAT, il paziente non può attualmente essere legittimato a chiedere e ad ottenere interventi eutanasici a suo favore.

Si aggiunga il fatto che l'ambiguità con cui in alcuni paesi sono state redatte o sono state interpretate ha favorito in molti settori della pubblica opinione l'idea che il riconoscimento della validità delle DAT equivalga alla legalizzazione dell'eutanasia.

E' invece essenziale eliminare ogni equivoco e ribadire che il diritto, che si vuol riconoscere al paziente, di orientare i trattamenti a cui potrebbe essere sottoposto quando divenuto incapace di intendere e di volere, non è un diritto all'eutanasia, né un diritto soggettivo a morire che il paziente possa far valere nel rapporto col medico, ma esclusivamente il diritto di richiedere ai medici la sospensione o la non attivazione di pratiche terapeutiche anche nei casi più estremi di sostegno vitale, pratiche che il paziente avrebbe il pieno diritto morale e giuridico di rifiutare, se cosciente. Si pensi a pratiche non adeguatamente convalidate, comportanti gravi rischi, onerose, non proporzionate alla situazione clinica concreta del paziente, di carattere estremamente invasivo o fortemente gravose per la serenità del trapasso.

A questo riguardo e con l'obiettivo di comprendere correttamente l'argomento qui trattato, proponiamo al lettore di soffermarsi sulla lettura delle Raccomandazioni ai Diritti dei Malati e dei Morenti, testo che l'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, dopo la discussione del rapporto preparato dalla commissione per i problemi sociali e sanitari, adottò il 29 gennaio del 1976 (più di 37 anni fa!), raccomandando al Comitato dei Ministri di invitare i governi degli stati membri a prendere provvedimenti in merito al tema in oggetto.

Pur senza impegnarsi in una completa analisi comparativa dei contenuti dei modelli di DAT già esistenti è possibile evidenziare alcuni tipi di indicazioni rispetto ai contenuti:

  1. indicazioni sull'assistenza religiosa desiderata (se desiderata);
  2. indicazioni sull'intenzione di donare o no gli organi per trapianti;
  3. indicazioni sull'utilizzo del cadavere o parti di esso per scopi di ricerca e/o didattica;
  4. indicazioni circa le modalità del funerale;
  5. indicazioni circa le modalità di umanizzazione della morte (cure palliative, richiesta di essere curato in casa o in ospedale ecc.);
  6. indicazioni che riflettono le preferenze del soggetto in relazione al ventaglio delle possibilità diagnostico- terapeutiche che si possono prospettare lungo il decorso della malattia;
  7. indicazioni finalizzate a richiedere formalmente la attivazione di qualsiasi forma di trattamento terapeutico ritenuta adeguata, e di protrarlo indefinitamente;
  8. indicazioni finalizzate a richiedere formalmente la non attivazione di qualsiasi forma di accanimento terapeutico, cioè di trattamenti di sostegno vitale che appaiano sproporzionati o ingiustificati;
  9. indicazioni finalizzate a richiedere il non inizio o la sospensione di trattamenti terapeutici di sostegno vitale, anche se non rappresentino nella fattispecie indiscutibili ipotesi di accanimento;
  10. indicazioni finalizzate a richiedere la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione artificiale.

I primi sei tipi di indicazioni non sollevano particolari problemi e possono essere formulate in modo sufficientemente preciso e tale da non ingenerare dubbi o difficoltà di sorta in coloro che dovranno dare ad esse esecuzione. Il tipo di indicazioni contenuto nel punto 7 suscita specifiche difficoltà, principalmente perché la deontologia medica impedisce ai sanitari di attuare terapie ritenute sproporzionate rispetto alla reale situazione clinica del paziente e di protrarle qualora non vi sia ragionevole speranza di beneficio.

Le ultime ipotesi sono invece ampiamente controverse e lo è in modo particolare l'ultima, in specie se si considerano i significati simbolici che si addensano sull'alimentazione e sull'idratazione, anche se artificiali.

Alcuni sostengono che al paziente va riconosciuta la facoltà di dare disposizioni anticipate circa la sua volontà, variamente motivabile, in relazione ai più intimi e insindacabili convincimenti delle persone, di accettare o rifiutare qualsiasi tipo di trattamento e di indicare le condizioni nelle quali la sua volontà deve trovare attuazione, e sottolineano la necessità che la redazione di tali disposizioni avvenga (o perlomeno sia oggetto di discussione) nel contesto del rapporto medico-paziente, in modo che il paziente abbia piena consapevolezza delle conseguenze che derivano dall'attuazione delle sue volontà.

Altri ritengono, invece, che il potere dispositivo del paziente vada limitato esclusivamente a quei trattamenti che rappresentino, in varia misura, forme di accanimento terapeutico, perché sproporzionati o addirittura futili. Non rientrerebbero, in tale ipotesi gli interventi di sostegno vitale di carattere non straordinario, l'alimentazione e l'idratazione artificiale. Il dibattito è tuttora aperto ma nel concreto il contenuto delle DAT può essere molto articolato e nello specifico:

  1. offre la possibilità di immaginare una serie di particolari scenari medici nei quali le DAT possono essere applicate;
  2. permette al paziente di specificare gli obiettivi delle proprie cure mediche in ciascuno degli scenari ipotizzati;
  3. permette inoltre al paziente di dire quali siano i suoi desideri rispetto a specifici interventi nel caso di ogni singolo scenario, esprimendosi su ogni tipo di intervento;
  4. permette al paziente di farsi conoscere dal personale medico coinvolto nelle proprie cure attraverso la comunicazione scritta di quelle che sono alcune concezioni generali rispetto alla vita, ai propri valori, al significato dell'esistenza, al proprio credo spirituale;
  5. permette ai propri famigliari di conoscere le personali volontà in materia di trattamenti di fine vita sollevandoli dal dover effettuare scelte spesso complicate, fonti di dubbi e senso di colpa.

Affinché ognuno possa scegliere per sé e 
vivere la vita da vivo, presente a sé fino all'ultimo respiro.