introduzione alle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento

plume_d_oie_2Il tema della morte è molto impopolare per chiunque lo tratti. Contemporaneamente, però, ogni volta che lo si affronta ci si rende anche conto che è un argomento impossibile da ignorare. Appartiene a tutti noi singoli individui, a tutte le culture di qualsiasi parte del mondo, anche se con espressioni e credenze diverse.

In fondo, non c'è una questione che riguardi tutti, indistintamente, più da vicino.

La morte è la norma della vita, la naturale conclusione di ogni processo vitale, una fase del grande disegno biologico a cui apparteniamo. Come in altri campi (famiglia, istruzione,giustizia, sanità…) si è affermato il diritto individuale di scegliere e decidere consapevolmente, anche per quanto riguarda il morire si è via via affermato il diritto di affrontare questo passaggio nel modo più opportuno per ognuno. Questo diritto rende possibile vivere fino all'ultimo istante titolari delle proprie scelte e coerenti con i valori seguiti nella propria vita.

Perché ciò sia davvero realizzabile diventa essenziale poter riflettere sulle decisioni che possono incidere nel processo del morire, sulle proprie volontà e desideri, parlandone con i propri cari, con persone di fiducia, con il proprio medico.

Solitamente le persone tendono a preoccuparsi del dopo-morte; ci si preoccupa ad esempio, di lasciare i propri beni ai figli, parenti o a chiunque si desideri. Allo stesso modo molti decidono di donare il proprio corpo, i propri organi, in caso di morte, per altri che, vivi, ne hanno bisogno. Tutto questo è testimoniato dalla volontà esplicita del donatore, espressa attraverso particolari documenti con valore legale. Perché invece non portare l'attenzione su di un caso particolare in cui il testamento è fatto con riferimento a se stessi e al proprio futuro, non per lasciare qualcosa a chi ci succederà ma per decidere ciò che si vuole per se stessi nel caso in cui, in un qualsiasi momento del proprio futuro, non si fosse più in grado di esprimerlo. Si tratta di ciò che comunemente viene chiamato Testamento biologico o, con un'accezione più ampia DICHIARAZIONI ANTICIPATE DI TRATTAMENTO (DAT). In cosa consiste? Quali sono i problemi che pone?

Con la compilazione delle DAT, una persona può liberamente indicare i trattamenti sanitari che vuole ricevere e quelli cui intende rinunciare nel momento in cui non sarà più in grado di prendere decisioni autonomamente. Può, inoltre, indicare un suo fiduciario che, in tali situazioni, prenda le decisioni in sua vece facendo proprie le esigenze e le indicazioni espresse da chi lo ha nominato.

Attraverso questo documento, le proprie scelte di fine vita divengono Dichiarazioni Anticipate di Trattamento, denominazione questa che fa riferimento "ad un documento con il quale una persona, dotata di piena capacità, esprime la sua volontà circa i trattamenti ai quali desidera o non desidera essere sottoposto nel caso in cui, nel decorso di una malattia o a causa di traumi improvvisi, non fosse in grado di esprimere il proprio consenso o il proprio dissenso informato" (Comitato Nazionale per la Bioetica 2003).

Da questa definizione si può capire che ritenere che le DAT implichino l'ammissibilità dell'eutanasia, come spesso viene confusamente riportato dalla stampa, (parlando di testamento biologico; a questo proposito si veda il seguente link: testamento) non è corretto. Si tratta infatti di due problemi diversi, logicamente indipendenti e che andrebbero trattati separatamente.

Le DAT servono a dare indicazioni in merito alla volontà della persona e sono utilizzabili quando, per motivi di grave compromissione dell’autonomia, non è possibile esprimere direttamente e far valere le proprie scelte. Così come possono contenere indicazioni di una prosecuzione delle cure che vada al di là delle cautele suggerite al medico affinché si eviti l'accanimento terapeutico.

Anche se esplicitate formalmente in un momento antecedente la perdita di autosufficienza, tali indicazioni valgono a esercitare il diritto alla salute di cui all'art. 32  della Costituzione.

A prescindere dalle problematiche sull'eutanasia, le DAT possono essere un efficace strumento che rende concreto il diritto individuale di scegliere autonomamente e metter in pratica il consenso informato nelle scelte mediche o terapeutiche.

Queste affermazioni trovano riscontro e sono rafforzate da documenti e prese di posizione di organismi nazionali ed internazionali Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea (artt. 1 e 3) ed alla Convenzione sui diritti dell'Uomo e la biomedicina Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (detta anche Convenzione di Oviedo) (artt. 5, 6 e 9) in cui questi principi acquisiscono nuovo e maggior rilievo, non soltanto coinvolgendo i doveri professionali del medico e la legittimazione dell'atto medico, ma dando sostanza al diritto del cittadino all'integrità della persona ed al rispetto delle decisioni del singolo individuo.

A questo proposito vale la pena di ricordare l'intervento del Comitato Nazionale per la Bioetica Comitato Nazionale per la Bioetica (18 dicembre 2003) con il quale si è affermato che le "dichiarazioni anticipate di trattamento si iscrivono in un positivo processo di adeguamento della nostra concezione dell'atto medico ai principi di autonomia decisionale del paziente. Le dichiarazioni possono essere intese sia come un'estensione della cultura che ha introdotto, nel rapporto medico-paziente, il modello del consenso informato, sia come spinta per agevolare il rapporto personale tra il medico e il paziente proprio in quelle situazioni estreme in cui non sembra poter sussistere alcun legame tra la solitudine di chi non può esprimersi e la solitudine di chi deve decidere".

Riflettere sulla compilazione delle proprie DAT pone interrogativi e apre temi di confronto delicati e importanti.Come accertare la "vera" volontà del paziente quando è in condizioni fisiche e psicologiche tali che altra sarebbe la sua volontà in condizioni diverse? Quale peso dare alla volontà espressa al suo posto, o addirittura in conflitto con la sua, dai parenti più stretti? Esiste uno standard al quale fare riferimento per valutare la ragionevolezza di certe scelte, sia in ordine al tipo di intervento terapeutico che si è disposti ad affrontare, sia in ordine alla "qualità della vita" che si è disposti ad accettare?

E' possibile provare a rispondere a questi interrogativi, partendo dall’affermare che "sospensione della terapia" non è sinonimo di "cessazione di ogni trattamento". Inteso correttamente infatti, questo concetto racchiude tutti quegli aspetti che rientrano nel buon esercizio della pratica medica, riconoscendo che vi sono stadi nei quali il processo del morire dovrebbe venir reso più "sostenibile" per il paziente. C'è un ampio consenso sul fatto che non vi sia alcun imperativo di ordine etico che imponga di sottoporre un paziente a ripetuti tentativi di rianimazione, a un futile regime di alimentazione intravenosa, a dialisi, al mantenimento farmaco-dipendente della pressione sanguigna, a profilassi antibiotica, o al controllo elettrocardiografico del battito cardiaco, al mero fine di tenere in vita il malato terminale ormai prossimo alla morte. Ciò su cui invece, in questi casi, ci si adopera fino alla fine e nella misura massima possibile, è dare sollievo al malato, intervenendo sul dolore e sulla qualità della vita residua.

Affrontare il tema delle DAT offre l’opportunità di riflettere e ribadire il diritto di ogni persona alla non interferenza sulle scelte che riguardano gli aspetti più intimi della sua vita. Le scelte relative alla salute e a come affrontare la malattia e la perdita estrema dell’autosufficienza riguardano il senso e il valore che ogni persona attribuisce al proprio benessere che non può essere ignorato o determinata oggettivamente.

Con questi spunti di riflessione apriamo in questa sezione uno spazio di confronto intorno agli innumerevoli quesiti che riguardano le DAT.

Esse infatti, spingono ognuno di noi a pensare a cosa vorrebbe davvero per sé prefigurandosi concretamente la situazione in cui, per motivi di salute, potrebbe non essere possibile esprimere direttamente la propria volontà.

La nostra speranza è che le varie sezioni relative alle DAT possano servire come spunto, come stimolo alla riflessione, profonda e personale, sulle proprie future scelte di fine vita, in un momento antecedente alla malattia e quindi relativamente libero da ansie, preoccupazioni e sofferenze fisiche che renderebbero più difficile qualsiasi decisione.

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